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C’era una volta un paese, né grande né piccolo.

Era stato costruito lungo un fiume e alla confluenza tra questo ed un torrente birichino.
Aveva tutto intorno alte colline disegnate da infiniti muri in pietra a secco.

C’erano una volta i suoi abitanti,

né tanti né pochi,
né tristi né allegri.

C’erano case importanti e case per tutti, cascine, negozi, strade e stradine,

sentieri, oggetti e prodotti. C’erano stalle e animali, prati, boschi e vigneti.

Ma non c’erano storie e leggende.

Forse c’erano state, ma nessuno le sapeva più raccontare.

Poi un bel giorno arrivò un gigante gentile, dalla lunga barba arancione.

E poi, anno dopo anno – trovata la strada – arrivarono folletti, pietre e animali parlanti, colori brillanti, storie nate dalla fantasia e dall’immaginazione. Insomma, quel bel giorno in quel luogo là scoccò una scintilla: molte cose si illuminarono e furono non solo notate, ma se ne capì – cosa ben più importante – il loro più profondo significato.

Fu come aggiungere un pizzico di sale ad un cibo sì buono, ma a cui mancava qualcosa.

Fu come aggiungere un po’ di zucchero ad un dolce sì buono, ma a cui mancava un quel non so che.


Non che da allora tutti vissero felici e contenti.

Sarebbe davvero chieder troppo e pretendere di vivere in una favola sulla terra.
Ma da quel bel giorno le cose ed i luoghi ripresero a parlare sottovoce e a raccontare le loro storie più speciali e fantastiche a chi le sa ascoltare.
E da quel bel giorno chi le sa ascoltare ha deciso a sua volta di non tenersele per sé, ma di raccontarle ad altri che le sanno ascoltare.

C’era una volta un paese, né grande né piccolo.

Era stato costruito lungo un fiume e alla confluenza tra questo ed un torrente birichino.
Aveva tutto intorno alte colline disegnate da infiniti muri in pietra a secco.

C’erano una volta i suoi abitanti,

né tanti né pochi, né tristi né allegri.

C’erano case importanti e case per tutti, cascine, negozi, strade e stradine,

sentieri, oggetti e prodotti. C’erano stalle e animali, prati, boschi e vigneti.

Ma non c’erano storie e leggende.

Forse c’erano state, ma nessuno le sapeva più raccontare.

Poi un bel giorno arrivò un gigante gentile, dalla lunga barba arancione.

E poi, anno dopo anno – trovata la strada – arrivarono folletti, pietre e animali parlanti, colori brillanti, storie nate dalla fantasia e dall’immaginazione. Insomma, quel bel giorno in quel luogo là scoccò una scintilla: molte cose si illuminarono e furono non solo notate, ma se ne capì – cosa ben più importante – il loro più profondo significato.

Fu come aggiungere un pizzico di sale ad un cibo sì buono, ma a cui mancava qualcosa.

Fu come aggiungere un po’ di zucchero ad un dolce sì buono, ma a cui mancava un quel non so che.

Non che da allora tutti vissero felici e contenti.

Sarebbe davvero chieder troppo e pretendere di vivere in una favola sulla terra.
Ma da quel bel giorno le cose ed i luoghi ripresero a parlare sottovoce e a raccontare le loro storie più speciali e fantastiche a chi le sa ascoltare.
E da quel bel giorno chi le sa ascoltare ha deciso a sua volta di non tenersele per sé, ma di raccontarle ad altri che le sanno ascoltare.